Viacom perde la causa contro Google per la violazione del copyright su YouTube

di Luca Bruno Commenta

Viacom perde il primo round della battaglia che la vede contrapposta a Google per la violazione delle leggi sul copyright.

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Google ha vinto il primo round della causa che Viacom gli ha intentato contro.
Recentemente Viacom aveva citato in giudizio Google per 1 miliardo di dollari per non aver valutato la presenza di un copyright prima che alcuni video venissero pubblicati sulla rete.
L’azione legale di Viacom è stata comunque caratterizzata da alcune pratiche non certo limpide, come è venuto fuori durante il dibattimento. Per esempio si è scoperto che Viacom stessa avrebbe incaricato decine di società di marketing per caricare clandestinamente su YouTube i video protetti da copyright.

Secondo quanto è stato rivelato, Viacom in questo modo avrebbe caricato così tanto materiale online da non riuscire più a capire quale materiale avesse caricato lei stessa e quale invece fosse davvero materiale “piratato”.
Insomma, sembra che, nell’elenco dei video pubblicati illegalmente su YouTube ce ne fossero molti fatti pubblicare in rete dalla stessa Viacom.

In più, da altri documenti presentati durante il processo, sono saltate fuori alcune mail che illustravano come i dirigenti discutessero già di chi avrebbe acquistato YouTube dopo che questa fosse stata distrutta dalle cause legali intentate da Viacom, ed altre mail in cui gli stessi discutono sull’opportunità di citare in giudizio YouTube perchè Viacom non può permettersi né di comprarla né di eguagliare il successo raggiunta da questa.

Mercoledì scorso il giudice distrettuale Louis Stanton ha dichiarato che YouTube ha rispettato le regole del Digital Millennium Copyright Act 1998 (DMCA) in merito alla protezione del copyright.

Una voce nella legge statunitense afferma infatti che non si violano le leggi sulla proprietà intellettuale se i fornitori di servizi rimuovono il materiale individuato come illegale su richiesta del danneggiato.

Viacom aveva proposto un’interpretazione più rigida di questa voce della legge statunitense, ritenendo che il materiale deve essere riveduto prima della sua pubblicazione in rete.

Una richiesta decisamente difficile da esaudire, se si pensa che in un solo minuto YouTube carica circa 29 ore di video, e che se questa fosse la procedura, anche i blog, Twitter ed i social network in generale dovrebbero impiegare una quantità di personale enorme per valutare se un singolo post, un messaggio o un tweet possa contenere materiale protetto da copyright: un’impresa praticamente impossibile.

Nel respingere le richieste di Viacom il giudice Stanton ha osservato come l’azienda avesse passato diversi mesi ad accumulare circa 100.000 video presenti sul sito di videosharing che violavano le regole del copyright per poi darne comunicazione in una sola giornata a YouTube.

E che quest’ultima, il giorno successivo aveva provveduto a rimuovere praticamente tutto il materiale indicato come illegale.

Stanton ha dichiarato dunque che YouTube ha rispettato quanto prescrive la legge, e quindi che le richieste di danni da parte di Viacom erano ingiustificate.

E’ quasi certo che Viacom comunque non demorderà, ed è già pronto il ricorso in appello.

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